Joe Tilson

Joe Tilson nasce a Londra il 24 agosto 1928; tra il 1944 e il 1946 lavora come falegname e carpentiere, mentre studia alla Brixton School of Building; presta poi servizio militare, dal 1946 al 1949, nella R.A.F. (Royal Air Force).

Nel 1949 compie il suo primo viaggio in Italia. Dal 1949 al 1952 frequenta la St. Martin’s School of Art di Londra, assieme a Leon Kossof e Frank Auerbach (che diventeranno due dei maggiori esponenti, assieme a Francis Bacon, Lucian Freud e Ronald B. Kitaj, della cosiddetta “Scuola di Londra”); nello stesso istituto tornerà come insegnante dal 1958 al 1963. Nel frattempo, Tilson frequenta, dal 1952 al 1955, il Royal College of Art di Londra, assieme a Peter Blake (uno degli esponenti più noti della Pop Art inglese, del quale è celeberrima la copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles) e Richard Smith. Tra il 1955 e il 1957 soggiorna e lavora prima in Italia e poi in Spagna; a Roma conosce Joslyn Morton, all’epoca studentessa all’Accademia di Brera di Milano, dove segue i corsi di scultura di Marino Marini. Joe e Jos vivono per un periodo in Sicilia, a Cefalù, e nel 1956 si sposano a Venezia, dove tengono uno studio a Casa Frollo, sulla Giudecca – dal matrimonio nasceranno tre figli: Jake, Anna e Sophy.

Dopo avere trascorso alcuni mesi in Catalogna con Peter Blake, i Tilson fanno ritorno a Londra; qui Joe inizia la sua carriera di insegnante: dopo la St. Martin’s School of Art, è docente alla Slade School of Art, allo University College di Londra e al King’s College di Newcastle-upon-Tyne; nel 1966 insegna alla School of Visual Arts di New York e nel 1971 alla Hochschule für Bildende Künste di Amburgo.

Dopo i primi dipinti degli anni Cinquanta, che riflettono le suggestioni della scoperta della, fino ad allora ignota, realtà dell’Italia e della Spagna, Tilson imbocca una strada peculiare che lo porta a realizzare rilievi in legno grezzo, esito del montaggio, sulla superficie, di forme geometriche di varia configurazione, ai quali seguono, nei primi anni Sessanta, opere in cui irrompe il colore, che torna ad attenuarsi nei cicli degli anni Settanta, strettamente legati ai suoi interessi per le culture primitive (le civiltà indiane d’America, il “tempo del sogno” degli aborigeni australiani, il pensiero alchemico) e per l’antica mitologia greca; il colore riprende poi forza e consistenza nei lavori degli ultimi trentacinque anni, in cui l’artista è andato sviluppando una sorta di diario in forma di opera delle proprie ricerche intellettuali ed esperienze di vita, sempre più consapevole della presenza diffusa, anche nelle piccole cose, del sacro, del soffio di ciò che è infinito e perenne, non scalfito dalle vicende umane: dagli animali che incontra quotidianamente nei giorni in cui vive dentro il bosco dove se ne sta la sua casa in Umbria alle facciate delle chiese e alle forme dei relativi pavimenti in Venezia. In stretta coerenza con questa sua peculiare visione del mondo e dell’umana esistenza, all’inizio degli anni Settanta Tilson lascia Londra per immergersi nella campagna, a stretto contatto con la natura e con i suoi cicli di vita, andando a vivere nel 1972 nell’Old Rectory a Christian Malford nello Wiltshire e, per alcuni mesi dell’anno, a Casa Cardeto, non lontano da Cortona (Arezzo).

Tilson farà ritorno a Londra verso la fine degli anni Novanta del secolo scorso; i suoi soggiorni estivi nella solitaria vallata di Teverina e nella piccola, vecchia casa che ha sistemato a Venezia, continuano ancora oggi. 

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