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Franz Baumgartner

Il respiro del silenzio

La Galleria VV8artecontemporanea di Reggio Emilia (Cortile di Palazzo Borzacchi, Via Emilia Santo Stefano 14) ospiterà, dal 18 settembre al 22 ottobre 2016, la seconda mostra personale dell’artista tedesco Franz Baumgartner, intitolata “Il respiro del silenzio”. L’esposizione sarà inaugurata sabato 17 settembre 2016, alle ore 18.00, alla presenza dell’artista.

Vernissage

Esposizione

al

VV8artecontemporanea

Cortile di Palazzo Borzacchi Via Emilia S. Stefano, 14 - Reggio Emilia

La Galleria VV8artecontemporanea di Reggio Emilia (Cortile di Palazzo Borzacchi, Via Emilia Santo Stefano 14) ospiterà, dal 18 settembre al 22 ottobre 2016, la seconda mostra personale dell’artista tedesco Franz Baumgartner, intitolata “Il respiro del silenzio”. L’esposizione sarà inaugurata sabato 17 settembre 2016, alle ore 18.00, alla presenza dell’artista.

Nato a Kleve, in Germania, nel 1962, Franz Baumgartner studia con Karl Marx a Colonia e con Dieter Krieg a Düsseldorf, presso l’Accademia. È uno degli esponenti di spicco di quella nuova figurazione tedesca che ha mosso i primi passi negli anni Novanta.


In mostra, una serie di nuove opere, sia ad olio su tela che su carta, di piccolo e medio formato, realizzate appositamente per l’esposizione di Reggio Emilia. L’esposizione è accompagnata da un testo critico di Sandro Parmiggiani. «Pur nel rigoroso controllo dei toni – scrive il critico d’arte – arricchiti di variazioni negli ultimi dipinti, credo che per la pittura di Baumgartner si possa evocare ciò che diceva Chardin: “Ci si serve dei colori, ma si dipinge con il sentimento”.

Respirano, i dipinti dell’artista tedesco, un’atmosfera di solitudine e di abbandono, di “ogni passione spenta”, di una desertificazione dell’anima che ovviamente non può fare ricorso alle immagini (sole battente, sabbia, vento) che di solito associamo alla parola “deserto”. Le ultime opere ci dicono tuttavia che la vita ancora resiste e pulsa, con alcune modeste presenze che immediatamente evocano un sentimento di nostalgia che va a perturbare e illuminare la malinconia che ovunque pare essersi insinuata. Certo, in molti dipinti di Baumgartner, persiste una sorta di veleno plumbeo che sembra rivestire le cose, penetrare in ogni atomo dell’aria e in ogni recesso del reale…».


La mostra, sarà visitabile fino al 22 ottobre 2016, da martedì a sabato con orario 10.30-13.00  e 16.30-20.00, oppure su appuntamento. Per informazioni: tel. 0522 432103, m. 340 9232277, www.vv8artecontemporanea.it.


"Il respiro del silenzio", Testo di Sandro Parmiggiani

 

Franz Baumgartner è noto e apprezzato, da anni, per i suoi dipinti di sicura qualità, che esibiscono una visione semplificata, talvolta spoglia e disadorna, del reale, accentuata dai toni quasi del tutto monocromi (dominanti sono i grigi, i verdi, qualche tenue azzurro): ogni accensione e splendore del colore paiono perduti o tenacemente dismessi. Sembrano preannunciare, le sue opere, così intrise in ogni loro fibra di mistero, nelle quali possiamo percepire il respiro del silenzio, il tempo sospeso di un’era incognita che verrà, nella quale si combineranno retaggi dell’inizio del farsi del mondo (certe livide brughiere, i licheni, le prime piante che germinarono sulla terra, quando ancora non si era insediata la presenza umana) e lacerti di ciò che gli uomini vi avrebbero, più o meno illusoriamente, poi disseminato nel percorso delle loro esistenze, e che ora, abbandonate a se stesse, evocano le gelide atmosfere di una desolata ghost town. In verità, nella sua produzione ultima, le vibrazioni di un colore e i palpiti di una forma animano i dipinti a olio su carta – quasi che il supporto stesso sollecitasse questi brividi e queste incursioni nel cuore della forma e del colore –: lo splendido Stilleben Atelier (Atelier con natura morta), con le contorsioni e gli spasmi dello stelo del fiore dentro il vaso, che fanno da contrappunto alla disposizione dei piani che sul fondo fungono da corona e sipario; Rupe, una sorta di Icaro (o di grande farfalla), con le ali nere che occupano tutta la superficie del quadro; Rhus, con le ombre proiettate dai due minuscoli tronchi, le quali ci riportano alle tradizionali atmosfere, anche se qui fa irruzione una luce vitale che scalda e trasmette energia. Non deve sorprendere questa evoluzione della ricerca dell’artista: Baumgartner è fedele agli strumenti, e all’etica stessa, della pittura, della cui storia si sente partecipe e nella quale vuole conquistarsi un ruolo e un’identità che restino. È allora del tutto naturale che la sua opera sia aperta all’irruzione di nuove modalità di stesura del colore (più mosso, più ricco di luci, di sbuffi e di movimenti al suo interno) e di rappresentazione di vite che tornano a svolgersi, a rompere l’immobilità che aveva bloccato ogni cosa, a squarciare il silenzio e a respirare secondo un ritmo diverso, più partecipe dell’umano. Le sommarie considerazioni fin qui svolte sul complesso dell’opera dell’artista ci dicono che i dipinti di Baumgartner, nella loro apparente semplicità e immediatezza di realizzazione e di esito, costituiscono in verità, se ci si vuole misurare fino in fondo con essi, un’inespugnabile fortezza, uno scrigno e un viluppo di sensazioni sui quali occorre cercare, almeno in parte, di fare luce, non solo in relazione ai motivi intrinseci di forma e di espressione, ma alle affinità con certe esperienze della pittura. Penso, a questo proposito, ai paesaggi di mari e di nuvole, o a certi oggetti che hanno fatto naufragio nello spazio, di Gerhard Richter, ad alcune atmosfere di Mattia Moreni negli anni Sessanta, e, nelle opere recenti di Baumgartner, a certe felici vibrazioni di segno e di tono di alcuni artisti di primo piano nella storia della pittura del Novecento – mi sia permesso di citare il nome di un pittore vero, ancorché oggetto di un relativo, ingiusto oscuramento: Alberto Gianquinto. Pur nel rigoroso controllo dei toni, arricchiti di variazioni negli ultimi dipinti, credo che per la pittura di Baumgartner si possa evocare ciò che diceva Chardin: “Ci si serve dei colori, ma si dipinge con il sentimento”. Respirano, i dipinti dell’artista tedesco, un’atmosfera di solitudine e di abbandono, di “ogni passione spenta”, di una desertificazione dell’anima che ovviamente non può fare ricorso alle immagini (sole battente, sabbia, vento) che di solito associamo alla parola “deserto”. Le ultime opere ci dicono tuttavia che la vita ancora resiste e pulsa, con alcune modeste presenze che immediatamente evocano un sentimento di nostalgia che va a perturbare e illuminare  la malinconia che ovunque pare essersi insinuata. 

Certo, in molti dipinti di Baumgartner, persiste una sorta di veleno plumbeo che sembra rivestire le cose, penetrare in ogni atomo dell’aria e in ogni recesso del reale. Se tuttavia si va oltre la cortina di nebbia lieve che talvolta tutto sembra avvolgere, se ci si immerge nella luce diafana di una sorta di aurora boreale, dentro quell’atmosfera acquosa che non è esito di un evento atmosferico come la pioggia od una bruma che ovunque si sia diffusa, ma da un sentimento della visione, si comprende che l’immediata associazione, e derivazione, che pure si sarebbe tentati di evocare, tra questi dipinti e la fotografia da cui necessariamente trarrebbero origine è del tutto fuorviante. I dipinti di Baumgartner nella loro spoglia, gelida apparenza paiono sì mutuati da un’immagine fotografica, utilizzata come taccuino d’appunti, realizzata in un tempo lontano; ciò che tuttavia conta non è la visione che all’epoca dello scatto concorse a determinare un certo taglio dell’immagine e una certa scelta della porzione di mondo da fissare, ma i sentimenti che pervadono l’animo dell’artista mentre, nella solitudine dello studio, va ricreando queste apparizioni. In queste immagini in cui il tempo pare sospeso tra un ritorno all’indietro e un suo precipitare nell’abisso di qualche irreversibile deriva, c’è qualcosa che mi fa ripensare a Morandi, che seppe fare degli umili oggetti che lui rappresentava dei vessilli di umanità, delle porte d’accesso per comprendere l’insondabile mistero dei sentimenti umani. In verità, poche opere di pittori contemporanei, come queste di Baumgartner, ci sollecitano a guardare dentro noi stessi, a penetrare nella corazza di abitudini e di indifferenza che spesso ci avvolge e illusoriamente ci protegge.


Il pittore tedesco FRANZ BAUMGARTNER, nato nel 1962, è famoso per i suoi dipinti, che sembrano fermare il tempo. Si è laureato nel 1981-1983 studiando arte presso l'Università di scienze applicate di Colonia sotto la guida del Prof. Marx, e dal 1989-1993 all'Accademia d'arte di Düsseldorf con il Prof. Krieg.

Oggi Franz Baumgartner vive a Colonia, dove lavora come artista.


SCHEDA TECNICA:

Franz Baumgartner, "IL RESPIRO DEL SILENZIO"

Testo di presentazione a cura di Sandro Parmiggiani

Inaugurazione: sabato 17 settembre, ore 18.00

Date: 18 settembre - 22 ottobre 2016

Orari: da martedì a sabato ore 10.30-13.00 e 16.30-20.00, oppure su appuntamento

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